martedì 29 dicembre 2009

SONO INCAZZATO NERO E TUTTO QUESTO NON LO ACCETTERO' PIU'!!!



"...SONO UN ESSERE UMANO PORCA PUTTANA LA MIA VITA HA UN VALORE!!!"

Guido Galeno legge Beppe Salvia

Galeno Guido reading

Guido Galeno legge Sandro Penna e Dino Campana



Sandro Penna

Entro una vaga e bianca
domenica festosa
un'occhio non riposa
se l'amore non stanca

elemosina ardita
e domanda la gente
se taluno consente
com'è bella la vita.


Dino Campana

Ondulava sul passo verginale
e crespa e nera la chioma musicale
nello splendore del tiepido sole
eran tre vergini e una grazia sola

Ondulava sul passo verginale
e crespa e nera la chioma musicale
eran tre vergini e una grazia sola
e sei piedini in marcia militare.

mercoledì 23 dicembre 2009

Arrigo Molinari: Bankitalia, BCE e signoraggio




"La mia ultima battaglia"
ultima intervista ad Arrigo Molinari prima della sua morte rilasciata a il Giornale

Solange Manfredi - Tecniche dei poteri occulti

Berlusconi salva Pollari & Pompa

23 dicembre 2009

Schedare e spiare giornalisti, magistrati e politici di opposizione è fra le attività “indispensabili alle finalità istituzionali” dei servizi segreti, dunque il reato è coperto dalla “speciale causa di giustificazione” che, secondo la legge 124 del 2007, “si applica quando le condotte sono poste in essere nell’esercizio o a causa di compiti istituzionali dei servizi di informazione per la sicurezza” e “indispensabili e proporzionate al conseguimento degli obiettivi dell’operazione non altrimenti perseguibili”.


SEGRETO DI STATO

Insomma l’archivio riservato del Sismi sequestrato il 5 luglio 2006 dalla Digos su mandato della Procura di Milano nell’ufficio segreto di via Nazionale 230 a Roma e gestito dall’analista Pio Pompa, fedelissimo dell’allora direttore Niccolò Pollari, è da ritenersi “autorizzato dal presidente del Consiglio dei ministri”. Il che consente a Pollari e Pompa di rifiutarsi di rispondere al magistrato. Lo ha comunicato lo stesso Silvio Berlusconi due settimane fa alla Procura di Perugia, che il 27 aprile scorso ha ereditato per competenza da quella di Roma il fascicolo sulle deviazioni del Sismi.

Fra i magistrati spiati, infatti, ce n’erano alcuni in servizio nella Capitale. Un mese fa il pm umbro Sergio Sottani ha concluso le indagini e depositato gli atti a disposizione delle parti: un atto chepreludeallerichiestedirinvioa giudizio.Graviiduereaticontestati all’ex direttore e al funzionario: il peculato per aver distratto, appropriandosene e usandole, “somme di denaro, risorse umane e materiali” per fini diversi da quelli istituzionali, come la redazione di “analisi sulle presunte opinioni politiche, sui contatti e sulle iniziative di magistrati, funzionari dello Stato, associazionidimagistratiancheeuropei, giornalisti e parlamentari”; e l’indebita intrusione nella vita privata delle persone schedate, con la “violazione, sottrazione e soppressione della corrispondenza elettronica dell’associazione di magistrati Medel”, l’“accesso abusivo al sistema informatico dell’associazione”, la “violazione della privacy”. Per la seconda imputazione il pm romano aveva chiesto l’archiviazione (prima che il gip e il gup si dichiarassero incompetenti), ma quello di Perugia è di diverso avviso e intende processare Pollari e Pompa anche per quello. Alla notifica degli atti, i due indagati han chiesto di essere interrogati. E, assistiti dagli avvocati Franco Coppi e Titta Madia, hanno opposto il segreto di Stato. Il pm Sottani è caduto dalle nuvole e s’è rivolto a Palazzo Chigi, che per legge è l’unico depositario del top secret, con due distinte richieste per Pollari e per Pompa: ai fini dell’indagine, gli serve sapere chi pagava l’affitto dell’ufficio di via Nazionale, a chi erano intestate le utenze telefoniche e soprattutto chi impartiva le direttive a Pompa e Pollari. Berlusconi ha già risposto per Pollari: tutte le questioni poste sono coperte da segreto di Stato. La risposta per Pompa è attesa per i primi del 2010 e ben difficilmente si discosterà dall’altra. Se ne deduce che lo spionaggio su vasta scala messo in atto dal Sismi a partire dal 2001 contro i supposti nemici non dello Stato, ma di Berlusconi, era autorizzato, se non addirittura ordinato dal secondo governo, il Berlusconi-2.

IL PRIMO SALVATAGGIO.

Il segreto di Stato (opposto sia dal governo Prodi sia dal governo Berlusconi) ha già salvato Pollari da un altro processo, quello a Milano per il sequestro di Abu Omar, per cui sono stati condannati in primo grado una ventina di agenti e dirigenti della Cia e, per favoreggiamento, Pio Pompa (3 anni) e il giornalista prezzolato Renato Farina, alias “agente Betulla” (ha patteggiato 6 mesi prima di entrare alla Camera come deputato del Pdl).

Ora il top secret potrebbe salvare Pollari e Pompa anche nel processo per le schedature ad personam gentilmente offerte al Cavaliere, del quale entrambi sono devotissimi, pur mantenendo eccellenti rapporti anche col centrosinistra, in particolare con l’area dalemiana. Memorabile il fax che Pompa inviò al suo spirito-guida il 21 novembre 2001: “Signor Presidente, sul foglio che ho davanti stento ad affidarmi a frasi di rito per esprimerLe la mia gratitudine nell’aver approvato… il mio inserimento, quale consulente, nello staff del Direttore del Sismi... Sarò, se Lei vorrà, anche il Suo uomo fedele e leale... Desidero averLa come riferimento e esempio ponendomi da subito al lavoro... Avendo quale ispiratore e modello di vita don Luigi Verzé, posso solo parlarLe con il cuore: insieme a don Luigi voglio impegnarmi a fondo, com’è nella tradizione contadina della mia famiglia, nella difesa della Sua straordinaria missione... La Divina Provvidenza mi ha concesso di sperimentare la possibilità di poter lavorare per Lei...”. Ben altri toni, da maccartista anni Cinquanta, quelli usati nelle veline trovate nel suo ufficio. Veline anonime che additavano gli avversari del premier da “disarticolare”, “neutralizzare”, “ridimensionare” e “dissuadere”, anche con “provvedimenti” e “misure traumatiche”. Fra questi, i pm milanesi Bruti Liberati, Boccassini, De Pasquale, Borrelli, Davigo, Taddei, D’Ambrosio, Greco, Ichino, Carnevali, Colombo e Napoleone; i romani Loris D’Ambrosio, Almerighi, Salvi, Cesqui, Sabella; i palermitani Ingroia, Principato, Natoli e l’ex procuratore Caselli; e altri noti magistrati come i fratelli Mancuso, Monetti, Melillo, Perduca, Casson, Lembo, Vaudano, più il francese Barbe e lo spagnolo Garzòn. E poi giornalisti e intellettuali: Furio Colombo, Arlacchi, Flores d’Arcais, Santoro, Ruotolo, Pennarola, Cinquegrani, Giulietti, Serventi Longhi, Giulietto Chiesa, Eric Jozsef, Gomez, Barbacetto e Travaglio; D’Avanzo e Bonini di Repubblica sarebbero addirittura stati pedinati. E ancora, fra gli schedati, l’editore De Benedetti e politici come Violante, Brutti, Veltri, Visco, Leoluca Orlando e Di Pietro. Ora soltanto il Copasir potrebbe ribaltare il segreto di Stato, con una relazione motivata al Parlamento. Ma il candidato più accreditato a presiederlo, dopo le dimissioni di Rutelli, è proprio Massimo D’Alema, che ha sempre molto apprezzato Pollari. L’uomo giusto al posto giusto.

da Il Fatto Quotidiano del 23 dicembre 2009

Berlusconi salva Pollari & Pompa

mercoledì 16 dicembre 2009

Non cambiano mai

L'editoriale
Non cambiano mai

C’è un pezzo d’Italia, cui la sinistra perbene mai ha saputo tirare le orecchie, che vive immersa nel rancore, nell’invidia e spesso nell’odio.

Non ci stanno oggi come non ci stavano ieri. Sono quelli che considerano l’Italia una democrazia solo quando vincono loro. Sono quelli che intendono la sinistra, meglio se comunista, come una specie di orizzonte salvifico, un paradiso in terra che però mai deve arrivare. Sono quelli sempre «incazzati» con il mondo, raggomitolati nei loro falsi miti che non servono a niente. Sono quelli che detestano Berlusconi perché è ricco, perché ha avuto successo nella vita e forse anche perché gli piacciono le donne (e non ne fa mistero).
C’è un pezzo d’Italia, cui la sinistra perbene mai ha saputo tirare le orecchie, che vive immersa nel rancore, nell’invidia e spesso nell’odio. Ce l’hanno col vicino di casa che cambia la macchina, con il collega di lavoro che viene promosso, con il compagno di scuola che sembrava scemo e poi ha fatto i soldi, magari sgobbando nella sua piccola azienda dalla mattina alla sera. È quell’Italia (minoritaria) che Bersani dovrebbe abbandonare.

Roberto Arditti - "Il Tempo"

16/12/2009

risposta:

Giacomo Galeno

Sono quelli che quando vincono le elezioni considerano il paese una loro proprietà. Sono quelli che odiano il comunismo e la sinistra, ma non sanno cosa sia e ne parlano comunque...a vanvera. Non sanno delle conquiste di civiltà che questa ha portato, non sanno che il comunismo è stato un grande movimento di emancipazione degli oppressi. Sono quelli che non si incazzano mai, che sono sempre chini di fronte agli stessi padroni che decidono per loro, ma che loro non contesterebbero mai. Sono quelli che adorano Berlusconi perchè è ricco, non importa come lo sia diventato, non importa che lo sia diventato in modo scorretto e a loro stesso discapito. Sono quelli che adorano Berlusconi perchè gli piacciono le donne (non sia mai fosse gay!!) che da utilizzatore finale le considera come gadgets sessuali..... GRAZIE A DIO NON SONO COSI'.

lunedì 14 dicembre 2009

Gnawa Diffusion - Visa Vie

Souad Massi - Khallouni

Souad Massi - Raoui



Souad Massi - Storyteller

Oh storyteller tell us a story
Make it a tale
Tell me about the people of old
Tell me about 1001 Nights
And about Lunja daughter of the Ghoul
And about the son of the Sultan

I'm about to tell a story (I'm just told that this phrase is what is said before you tell a story, I have no idea what it could mean)
Take us far from this world
I'm about to tell a story
Everyone of us has a story in his heart

Narrate and forget we're adults
In your mind we're young
Tell us about heaven and hell
About the bird that never flew in his life
Make us understand the meaning of the world

Oh storyteller tell it just as they told you
Don't add anything, don't leave anything out
We could see into your mind
Narrate to make us forget this time
Leave us in the world of once upon a time

سعاد ماسي - راوي

يا راوي حكي حكاية
مادابك تكون رواية
حكي لي على ناس الزمان
حكي لي على ألف ليلة وليلة
وعلى لنجة بنت الغولة
وعلى ولد السلطان

حانجيتك مانجيتك
دنا بعيد من هادي دنيا
حاجيتك ماجيتك
كل واحد منا في قلبه حكاية

حكي وانسى بلي احنا كبار
في بالك رانا صغار
حكي لنا على الجنة حكي لنا على النار
على طير عمره ما طار
فهمنا معانى الدنيا

يا راوي حكي كما حكوا لك
ما تزيد ما نقص من عندك
كاين نشفوا على بالك
حكي لنسينا في هاد زمان
خلينا في كان يا ما كان

martedì 8 dicembre 2009

James - Sit down



Sit down

I'll sing myself to sleep
A song from the darkest hour
Secrets I can't keep
Inside of the day
Swing from high to deep
Extremes of sweet and sour
Hope that God exists
I hope I pray

Drawn by the undertow
My life is out of control
I believe this wave will bear my weight
So let it flow

Oh sit down
Sit down next to me
Sit down, down, down, down, down
In sympathy

Now I'm relieved to hear
That you've been to some far out places
It's hard to carry on
When you feel all alone
Now I've swung back down again
It's worse than it was before
If I hadn't seen such riches
I could live with being poor
Oh sit down
Sit down next to me
Sit down, down, down, down, down
In sympathy

Those who feel the breath of sadness
Sit down next to me
Those who find they're touched by madness
Sit down next to me
Those who find themselves ridiculous
Sit down next to me
Love, in fear, in hate, in tears

Down
Down

Oh sit down
Sit down next to me
Sit down, down, down, down, down
In sympathy

Oh sit down
Sit down next to me
Sit down, down, down, down, down
In sympathy

Down

Bjork - Possibly Maybe (Post)




"Possibly Maybe"

Your flirt it finds me out
Teases the crack in me
Smittens me with hope

Possibly maybe, possibly maybe, possibly maybe...

As much as I definitely enjoy solitude
I wouldn't mind perhaps
Spending little time with you
Sometimes, sometimes

Possibly maybe, probably love...
Possibly maybe, probably love...

Uncertainty excites me
Baby
Who knows what's going to happen?
Lottery or car crash
Or you'll join a cult

Probably maybe, possibly love...
This is probably maybe, possibly love, possibly...

Mon petit vulcan
You're eruptions and disasters
I keep calm
Admiring your lava
I keep calm

Possibly maybe probably love
Possibly maybe probably love

Electric shocks?
I love them
With you dozen a day
But after a while I wonder
Where's that love you promised me?
Where is he ?

Possibly maybe probably love
Possibly maybe probably love

How can you offer me love like that?
My heart's burned
How can you offer me love like that?
I'm exhausted
Leave me alone

Possibly maybe, possibly maybe, possibly maybe.

Since we broke up
I'm using lipstick again
I'll suck my tongue
In remembrance of you

Possibly maybe, possibly maybe
Possibly maybe, possibly maybe
Possibly maybe, possibly maybe

Diario di viaggio di Nazarena - Dakar, Senegal

Cari tutti/e,

è da un po' che non mi faccio sentire, la “stabilità” mi ha impigrito un po'. E' anche vero che lo stupore iniziale ha lasciato il posto all'ordinario, e l'impressione è che non ci sia più così tanto da raccontare come all'inizio del mio viaggio... ma tant'è.

La vita dai fratelli prosegue senza intoppi, ormai mi sento in famiglia e sto iniziando ad alcolizzarmi anch'io. Devo dimostrare di essere una vera cristiana! Con tutti questi incontri coi sufi non si sa mai, potrei destare sospetti. Insomma si mangia insieme, si sbevacchia e si fan grandi discussioni. L'altra sera abbiamo parlato di omosessualità (non ho iniziato io, giuro, alcuni di loro erano preoccupati per il fatto che il sindaco di Parigi fosse un omosessuale dichiarato...). La discussione è stata lunga, e le mie conclusioni erano che un omosessuale non può fare nulla per cambiare, quindi Dio lo ha creato così, quindi deve essere rispettato in quanto tale e giudicato per il suo operato, non per i suoi gusti. Li ho lasciati perlomeno pensierosi. Voi sapete che c'è, effettivamente, lo zampino dei sufi, ma a loro non l'ho detto e la cosa ha sembrato funzionare.

Oggi invece abbiamo parlato di donne. Di nuovo, non ho iniziato io. Forse per il fatto che sono l'unica donna tra tanti uomini, si sono sentiti in dovere di farmi sapere quanto la donna è santa e degna di rispetto per la funzione sacra che ricopre ecc ecc ecc... E' scaturita un'altra discussione, perchè sono un po' stufa di sentire tutti questi uomini che pontificano sulle donne, chi le sacralizza e chi le criminalizza, tutti che sentenziano sulle “donne” tanto che alla fine neanche più le donne si ricordano di essere persone normali... né sante né puttane. O sante e puttane... o che so, tutto quello che una persona può essere o diventare. Insomma diverse dagli uomini perchè donne, ma pari in diritti, doveri, responsabilità. Difficile da credere, ma mi vogliono bene e credo che sentiranno la mia mancanza (e io la loro). Anche se la mia presenza femminile li sta mettendo alla prova, mi pare di intuire. L'altro giorno padre Augustin mi ha invitata a fare un giro in città, ed era talmente nervoso che abbiamo fatto due incidenti. E' stato terribile, non sapevo cosa dire e non dicevo niente. Il mio silenzio presumo non aiutasse. Mi ha portato a bere la birra (alle 11,30 del mattino) e ho rifiutato. Un disastro su tutta la linea. Ora comunque è più tranquillo. A parte lui, gli altri sono proprio pacifici, divertenti e simpatici. Venerdì sera siamo andati insieme a vedere il concerto di Rokia Traoré e poi ancora a bere le birre all'osteria dell'Università.

Fuori dalla Casa del Santo Spirito, tutto procede abbastanza bene, facendo la media tra giornate molto produttive e giornate un po' sgonfie. Ho fatto delle buone interviste, non solo tra sufi senegalesi. Ora conosco a fondo la comunità dei marocchini residenti a Dakar: commercianti di vecchia data o recentemente arrivati, donne sposate con militari senegalesi conosciuti in Marocco, donne arrivate per sposare marocchini precedentemente immigrati, studenti di medicina o farmacia, figli di marocchini nati in Senegal... insomma, lavoro. Che quando dovrò sbobinare tutta sta roba mi verrà un colpo (ogni tanto penso alla tua tesi Giuditta: potresti aggiungere un capitolo sugli errori che si fanno sbobinando da un'altra lingua... penso ci sarebbe da ridere).

Quando esco passo spesso da un angolo di mercato dove ho fatto un po' di amicizia, e ieri sono andata con due di questi tipi della “compagnia delle bancarelle” a vedere la lotta senegalese. Che storia! La cosa, scopro, è più seguita del calcio. Allo stadio, gremito di gente, ci sono due compagnie di ballerini/e dai colori esplosivi che si dimenano come pazzi. La lotta è tra giganti, ricorda un po' quella giapponese ma qui oltre che grossi sono anche tonici. E' un corpo a corpo di potenza, l'obiettivo è far cadere l'avversario. All'uscita una fiumana di gente agitata, per fortuna anche i miei accompagnatori erano belli grossi... Poi tutti i mezzi di trasporto in delirio, con gente pressata non solo dentro, ma anche sopra. Peccato che fosse buio e la mia macchinetta un po' limitata.

Gli amici della bancarella si sentono sicuri, perchè “protetti”. Hanno ciò che qui chiamano “gri gri”, degli amuleti confezionati dal marabutto di referenza. Sono pratiche pre-islamiche, che sono entrate a far parte dell'islam senegalese, in particolare nella confraternita dei muridi. Così il marabutto non è solo santo e guida spirituale, ma anche mago e stregone (e businnes man). Ci sono i gri-gri generali per il buonumore, l'amore, i soldi, la protezione; o quelli specifici per non farsi trafiggere da lame o bucare da pallottole. La punta di una lama non può neanche graffiare la pelle di una persona protetta dall'apposito amuleto. Volevo farmi fare quello dei soldi, e avevo trovato anche il gancio per un ottimo marabutto (pare), ma poi ho scoperto che costava un po' troppo per una che non ci crede. E allora ho desistito.

Che altro? Sono andata a visitare l'isola di Gorée, costruita dai portoghesi e usata dai francesi per ammassare gli schiavi in attesa della spedizione. L'isola è bellissima, ci sono le case colorate, i porticati, le chiese. E poi ci sono le case degli schiavi, prigioni con stanze chiuse, muri spessi e soffitti bassi, suddivise in base al “contenuto”: bambini, ragazzine, uomini, donne, isolamento. Senso di nausea e spaesamento. In alto, gli appartamenti aerati e spaziosi dei civilizzati carcerieri, una serie di pannelli racconta le torture a cui era sottoposta la “merce” al fine di smorzarne ogni anelito di ribellione.

Anche sta sera, è ora di andare a dormire. Il traffico stanca, e io sono sempre in giro da una parte all'altra della città a cercar gente che tarda o non si presenta. La prossima volta vi farò un piccolo inventario dei mezzi possibili. Sono diventata una grande esperta sul tema. Ah, e anche sulla concezione del tempo.

Abbraccio e buona notte,

n

lunedì 7 dicembre 2009

Darrick Thompson - I was an aeroplane

Cantautore di Chicago straordinario che mi è capitato di ascoltare in concerto qui a Roma per caso. Dopo il live ho comprato direttamente a lui il cd "I was an aeroplane" per soli 5 euri!!! E' bellissimo vi pubblico il link del suo myspace dove potete ascoltare 4 brani...ve lo consiglio!!!

http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendID=428278788

domenica 6 dicembre 2009

Berluschino il breve - Marco Travaglio

Processo Breve o Processo Morto?!

Conflitto israelo-palestinese - Valuta umana - Si tratta la liberazione di Gilad Shalit e Marwan Barghouti

03/12/2009

Come il negoziato Shalit ha cambiato i rapporti di forza nei Territori Palestinesi

Scritto per Peacereporters da

Kieron Monks*

"Non trattiamo coi terroristi". Un mantra recitato a lungo dalle democrazie d'Occidente. In realtà, presto o tardi tutte le maggiori potenze hanno abdicato a discussioni coi militanti, dall'Irlanda del Nord all'Iraq. Oggi Israele sembra vicina a concedere ai nemici giurati di Hamas l'opportunità di fare un gran bel colpo, con la (ventilata) liberazione di un numero di prigionieri vicino al migliaio. Quali conseguenze trarre da tutto ciò?

Ovviamente Israele rimane in credito di circa 10 mila palestinesi ancora in carcere, ai quali se ne sommano settimana dopo settimana numerosi altri. Ciononostante, la liberazione massiccia di prigionieri 'irriducibili', una concessione mai fatta ad Abu Mazen e all'Anp, rappresenta un deciso cambio di rotta nella politica israeliana.

Nel 2007, Israele ha rilasciato 429 detenuti, una mossa vista da più parti come un aperta manifestazione di sostegno al leader dell'Anp. La maggioranza di questi prigionieri ha commesso piccoli reati. Alcuni erano probabilmente innocenti. Da allora, Abu Mazen non ha dimostrato alcuna intenzione di usare la mano forte. La sua credibilità è precipitata all'indomani della cattiva gestione del rapporto Goldstone e per l'incapacità di controllare l'espansione degli insediamenti, al punto da portarlo all'annuncio di dimissioni. Sotto la sua leadership l'Anp ha tenacemente perseguito una politica di negoziato, invece di usare la forza e le minacce, solo per scoprire che i loro partner nel 'processo di pace' non stavano mostrando serietà alcuna nell'adempimento dei loro obblighi.

I fallimenti di Abu Mazen, determinati da Obama, Netanyahu e i suoi predecessori, hanno rafforzato il sostegno popolare ad Hamas. Questi ultimi stanno rapidamente diventando l'unica fazione palestinese che Israele prende sul serio, non per scelta, ma per forza. Sotto il loro vessillo, Gaza è rimasta libera da check-point e insediamenti. Hamas governa senza rivali, una cosa che le autorità della Cisgiordania possono solo sognarsi di fare. Non fosse stato per la raffica di arresti israeliani, da loro incoraggiati, dei leader di Hamas in Cisgiordania, è altamente probabile che avrebbero preso il potere anche lì.

I massacri e l'assedio di Gaza hanno rafforzato la loro leadership, l'opposizione interna è stata polverizzata, e per la gente che ha votato per loro in maniera schiacciante, rappresentano la vera voce della resistenza. Con finanziamenti da altri Paesi musulmani come l'Arabia Saudita, sono stati capaci di forgiare uno stato a loro immagine e somiglianza, saldamente islamista, ben organizzato e intransigente. Hanno alleati potenti anche in Egitto, da dove traggono rifornimenti attraverso una rete di cunicoli sotterranei, e dove tengono nascosta la loro gallina dalle uova d'oro, Gilad Shalit.

Israele si trova progressivamente costretta a dare segnali di buona volontà, aprendo i confini per consentire l'ingresso a Gaza di 600 vitelli per l'Eid el-Fitr, la festa di fine Ramadan, o di libri e aiuti umanitari, precedentemente - e gli aiuti umanitari in maniera criminale - proibiti. Oggi ci sono linee di comunicazione permanenti tra Israele e quei 'terroristi' che - disse Olmert - "non potranno mai diventare un partner".

Che Ahmad Sadat e Marwan Barghouti siano materia di discussione all'interno dell'annunciato scambio, è il riconoscimento della ritrovata forza di Hamas. Barghouti avrebbe il cammino spianato verso la vittoria, in qualsiasi elezione presidenziale. E' lui la figura dotata del potere necessario a unire le fazioni belligeranti di Hamas e Fatah. Se Israele volesse davvero una Palestina unita come vicino di casa, avrebbe dovuto liberarlo tempo fa, a dispetto del crimine di omicidio per cui è stato condannato.

Naturalmente, l'annunciato rilascio di prigionieri di alto profilo, condannati all'ergastolo per reati gravi, sta alimentando un acceso dibattito in Israele. Consapevole di un potenziale disastro d'immagine, il governo israeliano non ha reso pubblica la lista dei prigionieri, innescando lo sdegno dei parenti delle vittime, nonché il loro ricorso all Corte Suprema per ribaltare tale decisione. Il portavoce dei familiari, Dan Sion, ha detto che "il governo lavora al negoziato in modo furtivo". Come dargli torto? Sebbene Netanyahu abbia promesso un dibattito pubblico, è del tutto verosimile che le scelte del governo rimangano le stesse.

L'esercito è determinato nell'assicurare con ogni mezzo il ritorno a casa di Shalit. Se questo significa trasformare Hamas in un eroe popolare, ebbene, è un prezzo che sono disposti a pagare. Per l'Autorità nazionale palestinese, che ha sprecato anni in colloqui sterili, si tratta di un boccone amaro. Per la comunità internazionale è un ulteriore monito che la forza è l'unica valuta con la quale tratta il governo israeliano.

*Giornalista di Electronic Intifada e Don't Panic

Traduzione di Luca Galassi


http://it.peacereporter.net/articolo/19233/Valuta+umana

Operaio senegalese reclamava lo stipendio. Ucciso a coltellate dal datore di lavoro


Operaio senegalese reclamava lo stipendio. Ucciso a coltellate dal datore di lavoro

Reclamava lo stipendio che da tre mesi non gli veniva pagato. Una lite, poi l'assurda conclusione. Ibrahim M'bodi, operaio 35enne in un cantiere edile, senegalese trapiantato a Zumaglia, nel Biellese, è stato ucciso dal datore di lavoro con 9 coltellate. la vittima è fratello di Adam M'Bodi segretario dei metalmeccanici della Cgil di Biella. Il suo cadavere è stato ritrovato da due agricoltori in un canale di scolo ai margini di una risaia, l'assassinio è di tre giorni fa e il datore di lavoro, Franco D'Onofrio, ha confessato ai carabinieri dopo un lungo interrogatorio.

M'Bodi aveva gia' avuto discussioni con D'Onofrio perche' non riceveva lo stipendio con regolarita'. ''Sono a pezzi'', ha commentato il fratello Adam che aveva anche tentato un'inutile mediazione con l'imprenditore. ''E' un omicidio che non puo' passare sotto silenzio'', scrivono in una nota unitaria i sindacati Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil di Biella: "Fatti di inaudita gravita' come questo rientrano in un clima generale di imbarbarimento dei rapporti sociali, con la possibile aggravante dell'odio razziale. I diritti dei lavoratori sembrano non avere piu' cittadinanza e se, come in questo caso, il lavoratore e' extracomunitario, possono sollecitare le reazioni piu' estreme''.

04 dicembre 2009

da l'Unità del 4-12-09, link: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=92220

martedì 1 dicembre 2009

Elio e le Storie Tese - Ti Amo Ciarrapico!!! ( Live 1° maggio 1991 - censurati )

Lucio Dalla - Cara (Live)




Cosa ho davanti, non riesco più a parlare
dimmi cosa ti piace, non riesco a capire, dove vorresti andare
vuoi andare a dormire.
Quanti capelli che hai, non si riesce a contare
sposta la bottiglia e lasciami guardare
se di tanti capelli, ci si può fidare.

Conosco un posto nel mio cuore
dove tira sempre il vento
per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento
non c'è niente da capire, basta sedersi ed ascoltare.
Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento
e debbo stare attento a non cadere nel vino
o finir dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino.........

La notte ha il suo profumo e puoi cascarci dentro
che non ti vede nessuno
ma per uno come me, poveretto, che voleva prenderti per mano
e cascare dentro un letto.....
che pena...che nostalgia
non guardarti negli occhi e dirti un'altra bugia
A..Almeno non ti avessi incontrato
io che qui sto morendo e tu che mangi il gelato.

Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla
e con quanto sentimento ti blocchi e guardi la mia spalla
se hai paura a andar lontano, puoi volarmi nella mano
ma so già cosa pensi, tu vorresti partire
come se andare lontano fosse uguale a morire
e non c'e' niente di strano ma non posso venire

Così come una farfalla ti sei alzata per scappare
ma ricorda che a quel muro ti avrei potuta inchiodare
se non fossi uscito fuori per provare anch'io a volare
e la notte cominciava a gelare la mia pelle
una notte madre che cercava di contare le sue stelle
io li sotto ero uno sputo e ho detto "OLE'" sono perduto.

La notte sta morendo
ed e' cretino cercare di fermare le lacrime ridendo
ma per uno come me l' ho gia detto
che voleva prenderti per mano e volare sopra un tetto.

Lontano si ferma un treno
ma che bella mattina, il cielo e' sereno
Buonanotte, anima mia
adesso spengo la luce e così sia.

Ustmamò - Canto del vuoto



Lasciar passare sorvolare
perdere tempo e non cercare
non si sa poi bene cosa

Tempi infiniti a guardare
le nubi soffici e leggere
tempeste che ritardano a scoppiare

Meglio svanire in questa indefinita età
a immaginare quello che potrebbe essere
Meglio sperare nella propria identità
Che compromettersi per poi sbagliare e perdere

Come non potere più spiegare
ali che non servono a volare
sogni che non sogna mai nessuno
modi di pensare questa vita
Come non potere più aspettare
cose che ritardano a venire
lenti mutamenti di stagione
una qualche verità

Ora persi nel mare profondo
ora in alto a sfiorare le cime
abbracciati al tempo che passa
aspettando una buona ragione

Lasciarsi andare dondolare
e continuare a galleggiare
scivolando sulle cose
Abbandonati a immaginare
un'altra strada da seguire
lasciando quel che resta sempre uguale

Come non potere più spiegare
ali che non servono a volare
sogni che non sogna mai nessuno
modi di pensare questa vita
Come non potere più aspettare
cose che ritardano a venire
lenti mutamenti di stagione
una qualche verità

Ora persi nel mare profondo
ora in alto a sfiorare le cime
abbracciati al tempo che passa
aspettando una buona ragione
(ustmamò)

domenica 29 novembre 2009

Nazarena - Diario di viaggio dal Marocco al Senegal


Cari/e amici/he, fidanzato, sorelle e fratello, mamma e papà,
finalmente sono arrivata da qualche parte e con un po' di tranquillità posso iniziare a raccontare parte del mio viaggio, che avevo previsto durare 3 giorni e che invece me ne ha presi 10! Come alcuni/e di voi sanno, inizialmente dovevo prendere il bus diretto Casablanca-Dakar con il mio amico senegalese Kassé. Alla fine Kassé mi ha tirato il pacco (tra l'altro è ancora latitante..) e anche l'informazione circa la disponibilità
certa del superbus, infondata. Esiste, ma solo nei periodi in cui gli studenti tornano o arrivano (giugno e settembre). Dunque mi sono ritrovata senza accompagnatore e senza mezzo. Di aerei neanche l'ombra fino a dicembre, il contratto di lavoro (con viaggio incluso) appena firmato.

Rompe la mia iniziale fase depressiva Kaja, la mia coinquilina norvegese, che si propone di “accompagnarmi” (7000 km, tra andata e ritorno), se trova qualcuno che accompagni lei in modo da non essere sola al ritorno. Trova una compagna maltese, Samuela. La cosa comincia a farsi interessante, io mi ricordo che un amico mi aveva detto che un suo amico francese, Cedrik, scendeva in Mauritania a vendere la macchina. Chiamo giovedì, partenza prevista da Ouarzazade domenica, incrocio tra le nostre rispettive strade. Noi ragazze prendiamo il bus venerdì pomeriggio e arriviamo la mattina seguente alle 5,30, troppo presto per fare qualunque cosa. In città abbiamo il gancio di amici di un amico di Rabat, Jalal e Soufiane, due ragazzi bohemiène iscritti alla scuola di cinema, specializzazione effetti speciali. Chiamiamo e li troviamo svegli. Non dormono e non mangiano, suonano e, come direbbe la mamma, “spinellano”. Molto carini e simpatici, bivacchiamo scomodamente un giorno e mezzo a casa loro e poi grazie a dio incontriamo Cedrik con la macchina e partiamo.

Formazione: Samuela, fan di Madre Teresa di Calcutta, conosce a memoria i vecchi spot della rai (a Malta tutti vedono la tv italiana), brava e simpatica ma a volte si dimentica di se stessa; kaja, così grande che anche se notevolmente più giovane di me mi chiama piccolina. Forza della natura, positività incrollabile; Cedrik, giardiniere francese, inizialmente poco propenso a fare un viaggio del genere con tre donne sconosciute, finirà entusiasta e femminista.

Prima tappa Tiznit, poi verso la costa e giù lungo il Sahara Occidentale. Layoune, sabbia, sassi, Dahkla. Tre notti in tutto, migliaia di km macinati, decine di posti di blocco, la composizione esotica della nostra macchina (3 donne e un uomo, 4 nazionalità diverse, uno che parla il tamazigh (berbero), due l'arabo marocchino e una l'arabo classico) aiuta a sbrigare agevolmente, se non velocemente, le faccende con la polizia. Arriviamo all'ultima stazione di servizio in mezzo al deserto prima della frontiera con la Mauritania. Conosciamo Fred, un francese che va a trovare il fratello che vive a Nuakchott e che venderà pure lui la macchina. Desolazione, ruggine e nebbia a causa della vicinanza dell'oceano. Dietro la baracca macellano un dromedario.

Mattina presto, via verso la no men's land. Cinque km di terra di nessuno, minata, senza strada, che bisogna percorrere per raggiungere la Mauritania. Tre ore di attesa sotto il sole per gli esasperanti e onnipresenti controlli. Nessuno aveva pensato a portare cibo o bevande, riusciamo a recuperare un po' di pane e acqua. Quando ripartiamo siamo già belli cotti. Parte la colonna, la pista è quasi impraticabile. Rocce e sabbia. Tempo 5 minuti e siamo insabbiati con la carrozzeria appoggiata su una lastra di roccia. Solidarietà immediata, siamo soccorsi da tutti i presenti: mauritani, marocchini, senegalesi. Sollevano la macchina e ci permettono di ripartire. Lungo il tragitto, carcasse di automobili. Nere, vuote, abbandonate un po' ovunque. Loro non ce l'hanno fatta.

Alle porte della Mauritania, altra coda, altra trafila. A sera siamo tutti abbronzati con naso e labbra secche. Il paesaggio cambia radicalmente. Se nel Sahara Occidenatale sono stati riversati fiumi di denaro per sedare le aspirazioni indipendentiste dei Saharaoui e favorire nuovi insediamenti di marocchini, in Mauritania si vedono solo capanne minuscole disperse in un deserto che ora è bianco e finissimo e ricorda la superficie lunare. Quando non ci sono le capannine c'è solo deserto, che a tratti ricorda un altipiano innevato di fresco (ma ci sono 40 gradi). A sera inoltrata arriviamo a Nuakchott, una città senza centro, senza illuminazione, senza strade. E' il fratello di Fred che viene a prenderci, per poi spiegarci come arrivare all'albergo. Andiamo a casa sua. Villa esagerata, compagna ivoriana, amicozzo con faccia poco raccomandabile, belloccia francese proprietaria dell'auberge. Si stanno facendo i soldi ma non ho capito come. Continuano a guardare la partita, ci cagano per offrirci birra e pastis (per inciso, non avevamo pranzato ed eravamo al top della devastazione dopo la giornata in no men's land). Comincio ad irritarmi, chiedo informazioni per arrivare all'auberge. La tipa fuma un altro paio di sigarette e ci accompagna. Si ferma a metà strada 20 minuti perchè qualcuno la chiama al telefono. Io la odio intensamente.

Insomma sabbia, case basse, oscurità, immondizia, un altro posto di blocco e finalmente arriviamo all'agognato auberge. Non è male, siamo in una tenda sul tetto, ci sono materassi per terra e zanzariere. Da qui in avanti le nostre strade si separeranno, kaja e Samuela torneranno a Rabat (ci abbiamo messo più tempo del previsto a scendere) e Cedrik venderà la macchina e prenderà il primo aereo per la Francia. A questo punto ho scritto troppo, non è più una mail. Ma manca il finale, e se siete arrivati fino a qui forse vorrete sapere come andrà a finire!

Alla prossima serata davanti al pc.

Un abbraccio

n

mercoledì 11 novembre 2009

Blu Notte 06-11-09 Sicilia Nera

Peppino Impastato, strage della caserma di Alcamo Marina, Giovanni Spampinato, ecc.

RADIO AUT - le trasmissioni della radio di Peppino Impastato

RADIO AUT - le trasmissioni della radio di Peppino Impastato

http://www.peppinoimpastato.com/inaria.htm

BIOGRAFIA DI PEPPINO IMPASTATO

Nasce a Cinisi il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato. La famiglia Impastato è bene inserita negli ambienti mafiosi locali: si noti che una sorella di Luigi ha sposato il capomafia Cesare Manzella, considerato uno dei boss che individuarono nei traffici di droga il nuovo terreno di accumulazione di denaro. Frequenta il Liceo Classico di Partinico ed appartiene a quegli anni il suo avvicinamento alla politica, particolarmente al PSIUP, formazione politica nata dopo l'ingresso del PSI nei governi di centro-sinistra. Assieme ad altri giovani fonda un giornale, "L'Idea socialista" che, dopo alcuni numeri, sarà sequestrato: di particolare interesse un servizio di Peppino sulla "Marcia della protesta e della pace" organizzata da Danilo Dolci nel marzo del 1967: il rapporto con Danilo, sia pure episodico, lascia un notevole segno nella formazione politica di Peppino. In una breve nota biografica Peppino scrive:

"Arrivai alla politica nel lontano novembre del '65, su basi puramente emozionali: a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare ormai divenuta insostenibile. Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto, con connotati ideologici tipici di una civiltà tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, sin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte e il suo codice comportamentale. E' riuscito soltanto a tagliarmi ogni canale di comunicazione affettiva e compromettere definitivamente ogni possibilità di espansione lineare della mia soggettività. Approdai al PSIUP con la rabbia e la disperazione di chi, al tempo stesso, vuole rompere tutto e cerca protezione. Creammo un forte nucleo giovanile, fondammo un giornale e un movimento d'opinione, finimmo in tribunale e su tutti i giornali. Lasciai il PSIUP due anni dopo, quando d'autorità fu sciolta la Federazione Giovanile. Erano i tempi della rivoluzione culturale e del "Che". Il '68 mi prese quasi alla sprovvista. Partecipai disordinatamente alle lotte studentesche e alle prime occupazioni. Poi l'adesione, ancora na volta su un piano più emozionale che politico, alle tesi di uno dei tanti gruppi marxisti-leninisti, la Lega. Le lotte di Punta Raisi e lo straordinario movimento di massa che si è riusciti a costruirvi attorno. E' stato anche un periodo, delle dispute sul partito e sulla concezione e costruzione del partito: un momento di straordinario e affascinante processo di approfondimento teorico. Alla fine di quell'anno l'adesione ad uno dei due tronconi, quello maggioritario, del PCD'I ml.- il bisogno di un minimo di struttura organizzativa alle spalle (bisogno di protezione ), è stato molto forte. Passavo, con continuità ininterrotta da fasi di cupa disperazione a momenti di autentica esaltazione e capacità creativa: la costruzione di un vastissimo movimento d'opinione a livello giovanile, il proliferare delle sedi di partito nella zona, le prime esperienze di lotta di quartiere, stavano lì a dimostrarlo. Ma io mi allontanavo sempre più dalla realtà, diventava sempre più difficile stabilire un rapporto lineare col mondo esterno, mi racchiudevo sempre più in me stesso. Mi caratterizzava sempre più una grande paura di tutto e di tutti e al tempo stesso una voglia quasi incontrollabile di aprirmi e costruire. Da un mese all'altro, da una settimana all'altra, diventava sempre più difficile riconoscermi. Per giorni e giorni non parlavo con nessuno, poi ritornavo a gioire, a riproporre: vivevo in uno stato di incontrollabile schizofrenia. E mi beccai i primi ammonimenti e la prima sospensione dal partito. Fui anche trasferito in un. altro posto a svolgere attività, ma non riuscii a resistere per più di una settimana: mi fu anche proposto di trasferirmi a Palermo, al Cantiere Navale: un pò di vicinanza con la Classe mi avrebbe giovato. Avevano ragione, ma rifiutai.

Mi trascinai in seguito, per qualche mese, in preda all'alcool, sino alla primavera del '72 ( assassinio di Feltrinelli e campagna per le elezioni politiche anticipate ). Aderii, con l'entusiasmo che mi ha sempre caratterizzato, alla proposta del gruppo del "Manifesto": sentivo il bisogno di garanzie istituzionali: mi beccai soltanto la cocente delusione della sconfitta elettorale. Furono mesi di delusione e disimpegno: mi trovavo, di fatto, fuori dalla politica. Autunno '72. Inizia la sua attività il Circolo Ottobre a Palermo, vi aderisco e do il mio contributo.Mi avvicino a "Lotta Continua" e al suo processo di revisione critica delle precedenti posizioni spontaneistiche, particolarmente in rapporto ai consigli: una problematico che mi aveva particolarmente affascinato nelle tesi del "Manifesto" Conosco Mauro Rostagno : è un episodio centrale nella mia vita degli ultimi anni. Aderisco a "Lotta Continua" nell'estate del '73, partecipo a quasi tutte le riunioni di scuola-quadri dell'organizzazione, stringo sempre più o rapporti con Rostagno: rappresenta per me un compagno che mi dà garanzie e sicurezza: comincio ad aprirmi alle sue posizioni libertarie, mi avvicino alla problematica renudista. Si riparte con l'iniziativa politica a Cinisi, si apre una sede e si dà luogo a quella meravigliosa, anche se molto parziale, esperienza di organizzazione degli edili. L'inverno è freddo, la mia disperazione è tiepida. Parto militare: è quel periodo, peraltro molto breve, il termometro del mio stato emozionale: vivo 110 giorni di continuo stato di angoscia e in preda alla più incredibile mania di persecuzione"
Nel 1975 organizza il Circolo "Musica e Cultura", un'associazione che promuove attività culturali e musicali e che diventa il principale punto di riferimento por i giovani di Cinisi. All'interno del Circolo trovano particolare spazio ìl "Collettivo Femminista" e il "Collettivo Antinucleare" Il tentativo di superare la crisi complessiva dei gruppi che si ispiravano alle idee della sinistra "rivoluzionaria" , verificatasi intorno al 1977 porta Giuseppe Impastato e il suo gruppo alla realizzazione di Radio Aut, un'emittente autofinanziata che indirizza i suoi sforzi e la sua scelta nel campo della controinformazione e soprattutto in quello della satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale. Nel 1978 partecipa con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi. Viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l'esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo orientate sull'ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio "eclatante".
Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decide l’archiviazione del “caso Impastato”, ribadendo la matrice mafiosa del delitto ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei “corleonesi”. Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto. Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l’udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata. I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia alla udienza preliminare e chiede il giudizio immediato. Nell’udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti.
Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.
Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono successivamente deceduti.
Il 7 dicembre 2004 è morta Felicia Bartolotta, madre di Peppino.

Klauscondicio Gelli - serie di interviste

Marco Travaglio - La P2 è viva e lotta con noi

Intervista a LICIO GELLI di CONCITA DE GREGORIO

Intervista a Gelli: "Guardo il Paese, leggo i giornali
e dico: avevo già scritto tutto trent'anni fa"
"Giustizia, tv, ordine pubblico
è finita proprio come dicevo io"
dal nostro inviato CONCITA DE GREGORIO

Licio Gelli

AREZZO (28 settembre 2003) - Son soddisfazioni, arrivare indenni a quell'età e godersi il copyright. "Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa". Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza. Tutto in quelle carte sequestrate qui a villa Wanda ventidue anni fa: 962 affiliati alla Loggia. C'erano militari, magistrati, politici, imprenditori, giornalisti. C'era l'attuale presidente del Consiglio, il suo nuovo braccio destro al partito Cicchitto: allora erano socialisti.

Chi ha condiviso quel progetto è oggi alla guida del paese. "Se le radici sono buone la pianta germoglia. Ma questo è un fatto che non ha più niente a che vedere con me". Niente, certo. Difatti quando parla di Berlusconi e di Cicchitto, di Fini di Costanzo e di Cossiga lo fa con la benevolenza lieve che si riserva ai ricordi di una stagione propizia. Sempre con una frase, però, con una parola che li fissa senza errore ad un'origine precisa della storia.

Quel che rende Licio Gelli ancora spaventosamente potente è la memoria. Lo si capisce dopo la prima mezz'ora di conversazione, atterrisce dopo due. Il Venerabile maestro della Loggia Propaganda 2 è in grado di ricordare l'indirizzo completo di numero civico della prima casa romana di Giorgio Almirante, l'abito che indossava la sua prima moglie quel giorno che gli fece visita a Natale, i nomi dei tre figli di Attilio Piccioni e da lì ricostruire nel dettaglio il caso Montesi che vide coinvolto uno dei tre, ricorda il numero di conto corrente su cui fece quel certo bonifico un giorno di sessant'anni fa, la targa della camionetta di quando era ufficiale di collegamento col comando nazista, quante volte esattamente ha incontrato Silvio Berlusconi e in che anni in che mesi in che giorni, come si chiamava il segretario di Giovanni Leone a cui consegnò la cartella coi 58 punti del piano R, che macchina guidava, se a Roma c'era il sole quella mattina e chi incontrò prima di arrivare a destinazione, che cosa gli disse, cosa quello rispose.

Questo di ogni giorno dei suoi 84 anni di vita, attualmente archiviata in 33 faldoni al primo piano di villa Wanda, dietro a una porta invisibile a scomparsa. "Ogni sera, sempre, ho scritto un appunto del giorno. Per il momento per fortuna non mi servono, perché ricordo tutto. Però sono tranquillo, gli appunti sono lì".

Il potere della memoria, ecco. Il resto è coreografia: il parco della villa che sembra il giardino di Bomarzo, con le statue le fontane i mostri, la villa in fondo a un sentiero di ghiaia dietro a un convento, le stanze con le pareti foderate di seta, i soffitti bassi di legno scuro, elefanti di porcellana che reggono i telefoni rossi, divani di cuoio da due da tre da sette posti, di velluto blu, di raso rosa, a elle e a emiciclo, icone russe, madonne italiane, guerrieri d'argento, pupi, porcellane danesi, un vittoriano buio con le imposte chiuse al sole di settembre, scale, studi, studioli, sale d'attesa coi vassoi d'argento pieni di caramelle al limone. Ma lei vive qui da solo?. "Sì certo solo". E questi rumori, le ombre dietro le porte di vetro colorato? "La servitù".

Commendatore, gli sussurra una segretaria pallida porgendogli un biglietto: una visita. "Mi scusi, mi consente di assentarmi un attimo? E' un vecchio amico".

Gelli è in piena attività. Riceve in tre uffici: a Pistoia, a Montecatini, a Roma. Oltre che in villa, naturalmente, ma fino ad Arezzo si spingono gli intimi. Dedica ad ogni città un giorno della settimana. A Pistoia il venerdì, di solito. A Roma viene il mercoledì, e scende ancora all'Excelsior. Le liste d'attesa per incontrarlo sono di circa dodici giorni, ma dipende. Per alcuni il rito è abbreviato. Al telefono coi suoi segretari si è pregati di chiamarlo "lo zio": "La regola numero uno è non fare mai nomi - insiste l'ultimo di una serie di intermediari - Lei non dica niente, né chi la manda né perché. La richiameranno. Quando poi lo incontra vedrà: è una persona squisita. Solo: non gli parli di politica". Di poesia, vorrebbe si parlasse: perché Licio Gelli da quando ha ufficialmente smesso di lavorare alla trasformazione dell'Italia in un Paese "ordinato secondo i criteri del merito e della gerarchia", come lui dice, "per l'esclusivo bene del popolo" ha preso a scrivere libri di poesia, ovviamente premiati di norma con coppe e medaglie, gli "amici" nel '96 lo hanno anche candidato al Nobel.

"Vorrei scivolare dolcemente nell'oblio. Vedo che il mio nome compare anche nelle parole crociate, e ne soffro. Vorrei che di me come Venerabile maestro non si parlasse più. Siamo stati sottoposti a un massacro. Pensi a Carmelo Spagnolo, procuratore generale di Roma, pensi a Stammati che tentò di uccidersi. E' stata una gogna in confronto alla quale le conseguenze di Mani Pulite sono una sciocchezza. In fondo Mani pulite è stata solo una faccenda di corna. Lei crede che la corruzione sia scomparsa? Non vede che è ovunque, peggio di prima? Prima si prendeva facciamo il 3 per cento, ora il 10. Io non ho mai fatto niente di illegale né di illecito. Sono stato assolto da tutto. Le mie mani, eccole, sono nette di oro e di sangue".

Assolto da tutto non è vero, dev'essere per questo che lo ripete tre volte e s'indurisce. Indossa un abito principe di Galles, cravatta di seta, catena d'oro al taschino, occhiali con montatura leggerissima, all'anulare la fede e un grosso anello con stemma. Questo avrebbe detto dunque a Montecatini, a quel convegno a cui l'hanno invitata e poi non è andato? Dicono che Andreotti l'abbia chiamata per dissuaderla. "E' una sciocchezza. Andreotti non è uomo da fare un gesto simile. Si vede che lei non lo conosce".

Senz'altro lei lo conosce meglio. "Se Andreotti fosse un'azione avrebbe sul mercato mondiale centinaia di compratori. E' un uomo di grandissimo valore politico". Come molti della sua generazione. "Molti, non tutti. Cossiga certamente. Non Forlani, non aveva spina dorsale. Naturalmente Almirante, eravamo molto amici, siamo stati nella Repubblica sociale insieme. L'ho finanziato due volte: la seconda per Fini. Prometteva molto, Fini. Da un paio d'anni si è come appannato". Forse un po' schiacciato dalla personalità di Berlusconi. "Può darsi. Berlusconi è un uomo fuori dal comune. Ricordo bene che già allora, ai tempi dei nostri primi incontri, aveva questa caratteristica: sapeva realizzare i suoi progetti. Un uomo del fare. Di questo c'è bisogno in Italia: non di parole, di azioni".


Vi sentite ancora? "Che domanda impertinente. Piuttosto. L'editore Dino, lo conosce?, ha appena ripubblicato il mio primo libro: Fuoco! E' stata la mia opera più sofferta, anche perché ha coinciso con la morte di mio fratello nella nostra guerra di Spagna. E' un edizione pregiata a tiratura limitata, porta in copertina il mio bassorilievo in argento. Ci sono due altri solo autori in questo catalogo: il Santo padre, e Silvio Berlusconi". Anche Berlusconi col bassorilievo d'argento? "Certo, guardi". Il titolo dell'opera è "Cultura e valori di una società globalizzata". Pensa che Berlusconi abbia saputo scegliere con accortezza i suoi collaboratori? "Credo che in questa ultima fase si senta assediato. E' circondato da persone che pensano al "dopo". Non si fida, e fa bene.

E' stato giusto bonificare il partito, affidarlo a un uomo come Cicchitto. Cicchitto lo conosco bene: è bravo, preparato". Il coordinatore sarebbe Bondi in realtà. "Sì, d'accordo. Credo che anche Bondi sia preparato. E' uno che viene dalla disciplina di partito". Comunista. "Non importa. Quello che conta è la disciplina e il rispetto della gerarchia". Ha visto il progetto di riordino del sistema televisivo? "Sì, buono". E la riforma della giustizia? "Ho sentito che quel Cordova ha detto: ma questo è il piano di Gelli. E dunque?

L'avevo messo per scritto trent'anni fa cosa fosse necessario fare. Leone mi chiese un parere, gli mandai uno schema in 58 punti per il tramite del suo segretario Valentino. Pensa che chi voglia assaltare il comando consegni il piano al generale nemico, o al ministro dell'Interno? Ma comunque non è di questo che vogliamo parlare, no? Vuole anche lei avere i materiali per scrivere una mia biografia? Arriva tardi: ho già completato il lavoro con uno scrittore di gran fama". Su una poltrona è appoggiato l'ultimo libro di Roberto Gervaso. La scrive con Gervaso? "Ma no, ci vuole una persona estranea ai fatti. Se vuole le mostro lo scaffale con le opere che mi riguardano, le ho catalogate: sono 344". Certo: il burattinaio è un soggetto affascinante. "Andò così: venne Costanzo a intervistarmi per il Corriere della sera. Dopo due ore di conversazione mi chiese: lei cosa voleva fare da piccolo. E io: il burattinaio. Meglio fare il burattinaio che il burattino, non le pare?".

Sembra che ce ne siano diversi di burattinai in giro ultimamente. "Il burattinaio è sempre uno, non ce ne possono essere diversi". E adesso chi è? "Adesso? Questa è una classe politica molto modesta, mediocre. Sono tutti ricattabili". Tutti? Mettiamo: Bossi. "Bossi si è creato la sua fortezza con la Padania, ha portato 80 parlamentari è stato bravo. Ma aveva molti debiti... Per risollevare il Paese servono soldi, non proclami. Ho sentito che Berlusconi ha invitato gli americani a investire in Italia: ha fatto bene, se qualcuno abbocca?

Ma la situazione è molto seria. L'economia va malissimo, l'Europa è stata una sventura. Non abolire le barriere, bisognava: moltiplicarle. Fare la spesa è diventato un problema, il popolo è scontento. Serve un progetto preciso". Per la Rinascita del Paese. "Certo". C'è il suo: certo forse i 900 affiliati alla P2 erano pochi. "Ma cosa dice, novecento persone sono anche troppe. Ne bastano molte meno". Allora quelle che ci sono ancora bastano, tolti i pentiti. "Nessuno si è pentito. Pentiti? A chi si riferisce? Costanzo, forse. L'unico. Con tutto quello che ho fatto per lui. Guardi: io non devo niente a nessuno ma tutti quelli che ho incontrato devono qualcosa a me. Ci sono dei ribelli a cui ho salvato la vita, ancora oggi quando mi incontrano mi abbracciano". Ribelli? "Sì, i ribelli che stavano sulle montagne, in tempo di guerra. Io ero ufficiale di collegamento fra il comando tedesco e quello italiano. Ne ho salvati tanti". Intende partigiani. "Li chiami come crede. Eravamo su fronti opposti, ma quando sei di fronte ad un amico non c'è divisa che conti.

L'amicizia, la fedeltà ad un amico viene prima di ogni cosa". L'amicizia, sì. La rete. Cossiga l'ha citata giorni fa, in un'intervista. Ha detto: chiedete a Gelli cosa pensava di Moro. "Da Moro andai a portare le credenziali quando ero console per un paese sudamericano. Mi disse: lei viene in nome di una dittatura, l'Italia è una democrazia. Mi spiegò che la democrazia è come un piatto di fagioli: per cucinarli bisogna avere molta pazienza, disse, e io gli risposi ?stia attento che i suoi fagioli non restino senz'acqua, ministro'". Anche in questo caso tragicamente profetico, per così dire. Lei cosa avrebbe fatto, potendo, per salvare Moro? "Non avrei fatto niente. Era stato fascista in gioventù, come Fanfani del resto, ma poi era diventato troppo diverso da noi. Lei ha visto il film sul delitto Moro?" Quello di Bellocchio? "No, l'altro. Quello tratto dal libro di Flamigni.

Ma le pare che si possa immaginare un agente dei servizi segreti che con un impermeabile bianco va a controllare sulla scena del delitto se è tutto andato secondo i piani?". Gli agenti dei servizi sono più prudenti? "Lei conosce Cossiga? Proprio una bravissima persona. E poi un uomo così colto, uno capace di conversare in tedesco. Un uomo puro, un animo limpido. Dopo la morte di mia moglie mi mandò un biglietto: "Ti sono vicino nel tuo primo Natale senza di lei", capisce che pensiero? Vorrebbe farmi una cortesia? Se lo incontra, vuole porgergli i miei ricordi, e i miei saluti?".

(28 settembre 2003)

http://www.repubblica.it/2003/i/sezioni/politica/gelli/gelli/gelli.html

L'Agenda Rossa - Salvatore Borsellino, Genchi, Ingroia (1/6)

martedì 10 novembre 2009

Lucio Dalla - Come E' Profondo Il Mare (1977)



Lucio Dalla - Come E' Profondo Il Mare (1977)

Siamo noi, siamo in tanti,
Ci nascondiamo di notte
Per paura degli automobilisti
Degli inotipisti
Siamo i gatti neri
Siamo pessimisti
Siamo i cattivi pensieri
E non abbiamo da mangiare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare

Babbo, che eri un gran cacciatore
Di quaglie e di faggiani
Caccia via queste mosche
Che non mi fanno dormire
Che mi fanno arrabbiare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare

E' inutile
Non c'è più lavoro
Non c'è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare

Con la forza di un ricatto
L'uomo diventò qualcuno
Resuscitò anche i morti
Spalancò prigioni
Bloccò sei treni
Con relativi vagoni
Innalzò per un attimo il povero
Ad un ruolo difficile da mantenere
Poi lo lasciò cadere
A piangere e a urlare
Solo in mezzo al mare
Com'è profondo il mare

Poi da solo l'urlo
Diventò un tamburo
E il povero come un lampo
Nel cielo sicuro
Cominciò una guerra
Per conquistare
Quello scherzo di terra
Che il suo grande cuore
Doveva coltivare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare

Ma la terra
Gli fu portata via
Compresa quella rimasta addosso
Fu scaraventato
In un palazzo, in un fosso
Non ricordo bene
Poi una storia di catene
E Bastonate
E chirurgia sperimentale
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare

Intanto un mistico
Forse un'aviatore
Inventò la commozione
Che rimise d'accordo tutti
I belli con i brutti
Con qualche danno per i brutti
Che si videro consegnare
Un pezzo di specchio
Così da potersi guardare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare

Frattanto i pesci
Dai quali discendiamo tutti
Assistettero curiosi
Al dramma collettivo
Di questo mondo
Che a loro indubbiamente
Doveva sembrar cattivo
E cominciarono a pensare
Nel loro grande mare
Com'è profondo il mare
Nel loro grande mare
Com'è profondo il mare

E' chiaro
Che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa
E' muto come un pesce
Anzi un pesce
E come pesce è difficile da bloccare
Perchè lo protegge il mare
Com'è profondo il mare

Certo chi comanda
Non è disposto a fare distinzioni poetiche
Il pensiero come l'oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare
Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare

(Grazie a Dario F. per le correzioni)

Boris Pasternak - Le onde




Boris Pasternak - Le onde


Tu mi stai accanto, lontananza del socialismo.

Dici d’esser vicina? Frammezzo alle angustie,
in nome della vita, in cui ci siamo legati,
trasportaci, ma solo tu.

Tu mandi fumo tra una nebbia di teorie,
terra fuori di ciarle e di calunnie,
come una porta sul mondo e una porta sul mare,
e una porta sulla Georgia da Mleti.

Tu sei il paese ove le donne di Putivl’
non piangono prima del tempo come i cuculi,
e con tutta la verità io le rendo felici,
e ad essa non occorre distoglierne lo sguardo.

Dove respirano l’una accanto all’altra,
e i ganci della passione non scricchiano
e non danno un residuo di frazioni
per sventura delle madri e dei bambini.

Dove io non ricevo alcun resto
in vita spicciola dall’esistenza,
ma segno solo ciò che spendo
e spendo tutto quello che conosco.

Dove la voce, mandata a rincorrere
una novità indistruttibile,
con l’esultanza del mio bambino
mi fa eco dall’avvenire.

Qui sarà tutto: ciò che ho vissuto
nei presagi e nella realtà,
e coloro di cui non sono degno,
e ciò per cui fra di essi ho un nome.

Tu sei ancora qui, e mi hanno detto
ove sei adesso e ove sarai alle cinque.
Io ti potrei trovare nel Kursaal,
piuttosto che ciarlare invano.

Tu ascolteresti ritornando giovane,
grande, libera, audace,
dell’uomo giunto al limite
da una formica che è cresciuta troppo.

Vi sono nell’esperienza dei grandi poeti
tali tratti di naturalezza
che non si può, dopo averli conosciuti,
non finire con una mutezza completa.

Imparentati a tutto ciò che esiste, convincendosi
e frequentando il futuro nella vita di ogni giorno,
non si può non incorrere alla fine, come in un’eresia,
in un’incredibile semplicità.

Ma noi non saremo risparmiati,
se non sapremo tenerla segreta.
Più d’ogni cosa è necessaria agli uomini,
ma essi intendono meglio tutto ciò che è complesso…


{{{ B. Pasternak, le onde, 1931 }}}



http://www.youtube.com/watch?v=VMCC4QtEn30

Come un uomo sulla terra

Blu notte - G8 di Genova

Blu Notte - Tangentopoli

AnnoZero - giovedì 5 novembre - Profumo di mafia

AnnoZero - giovedì 5 novembre - Profumo di mafia

lunedì 5 ottobre 2009

IN UN ALTRO PAESE - DOC. SU FALCONE E BORSELLINO- 1/9 PARTE



Documentario sulle vicende che legano mafia e politiche.
Bellissimo, chiarisce molte cose.

DA VEDERE!!!!!!!

venerdì 2 ottobre 2009

De Magistris, Politica, Massoneria, P2, CSM - 2

De Magistris, Politica, Massoneria, P2, CSM - 1

LA RELAZIONE INTEGRALE DI GIOACCHINO GENCHI

LA RELAZIONE INTEGRALE DI GIOACCHINO GENCHI

Gioacchino Genchi - la vicenda - DA VEDERE!!! ...anzi da ascoltare che l'immagine salta fastidiosamente.



Why not, spunta la P2 DOCUMENTO ESCLUSIVO Sono 22 pagine in cui compaiono i nomi di tutti i protagonisti dell'indagine. Quelli noti e quelli, fino a oggi, mai emersi: Romano Prodi, Clemente Mastella, Lorenzo Cesa. Ma anche Francesco Rutelli, Gi
Why not, spunta la P2
Nel dossier anche i nomi di Rutelli, Pisanu e Alemannodai nostri
inviati
Marco Menduni
Ferruccio Sansa
L'ARTICOLO
http://www.ilsecoloxix.it/italia_e_m...2-0003badbebe4



LA RELAZIONE INTEGRALE DI GIOCACCHINO GENCHI ESPERTO NOMINATO
DAL PM DE MAGISTRIS

http://www.ilsecoloxix.it/italia_e_m...i/rel_g_cz.pdf

Ecco la relazione di Gioacchino Genchi, l'esperto nominato dal pm
Luigi De Magistris. Il consulente appena silurato dalla Procura di
Catanzaro insieme con il capitano dei carabinieri che aveva seguito
l'inchiesta Why Not. Sono 22 pagine in cui compaiono i nomi di tutti i
protagonisti dell'indagine. Quelli noti e quelli, fino a oggi, mai
emersi: Romano Prodi, Clemente Mastella, Lorenzo Cesa. Ma anche
Francesco Rutelli, Giuseppe Pisanu e Gianni Alemanno. Fino al
giornalista Renato Farina e al presidente della Fondazione per la
Sussidiarietà, ******o Vittadini.

Ma la questione forse più allarmante è quella legata al centro
intercettazioni della Wind. Con un collegamento immediato ed esplicito
all'affare Telecom e allo spionaggio sulle utenze telefoniche. Una
relazione che analizza ogni contatto telefonico. Che grazie ai grafici
chiarisce i legami tra i protagonisti della vicenda. In fondo quella
firma, Gioacchino Genchi, l'uomo che due giorni fa - dopo l'avocazione
dell'inchiesta di De Magistris da parte della procura generale (di
fatto, la spoliazione del pm titolare) - è stato silurato. Così come
il capitano dei carabinieri Pasquale Zacheo.

L'ACCENTO SU MASTELLA
La relazione del perito Genchi riporta diversi contatti scomodi del
ministro della Giustizia Mastella. Il Guardasigilli parla
ripetutamente con uno dei principali indagati dell'inchiesta, Antonio
Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria.
Non solo: il ministro, secondo la consulenza di Genchi, ha «intensi
rapporti» con Luigi Bisignani, anch'egli indagato. Ma ecco cosa scrive
la relazione: «Le intercettazioni delle conversazioni telefoniche tra
Antonio Saladino e il senatore Clemente Mastella hanno evidenziato
rapporti molto confidenziali tra i due... in occasione del contatto
telefonico delle 11,37 del 16 marzo 2006 Mastella chiama Saladino e
gli chiede di incontrarlo... Saladino gli dice che non può
raggiungerlo e gli segnala l'opportunità di incontrare un suo amico
"un grande costruttore�, che era "pure amico del generale�, "amico
suo, amico mioâ€?». Ma non basta. Scrive Genchi: «Proprio dalle
risultanze della consulenza tecnica sugli sviluppi dei dati di
traffico telefonico sono emersi, tra gli altri, gli stretti rapporti
delle utenze di Luigi Bisignani e del senatore Clemente Mastella». è
lo stesso perito che fa un ritratto dell'interlocutore di Mastella:
«Luigi Bisignani, come risulta dalle cronache, è risultato iscritto
"attivoâ€? alla loggia P2 di Licio Gelli con tessera numero 203».
Ancora: «Bisignani risulta altresì condannato a 3 anni e 4 mesi di
reclusione nel processo milanese per la maxi tangente Enimont».

GLI AMICI DI SALADINO
Il pomeriggio del 9 marzo 2006, prima di una telefonata a Mastella,
Saladino invia un sms critico nei confronti del candidato premier (poi
eletto): «Berlusconi ha fatto piangere gli americani, Prodi farà
piangere gli italiani». Destinatari del messaggio sono politici di
tutti gli schieramenti e figure di primo piano delle forze
dell'ordine. Come l'ex ministro Gianni Alemanno (An), il generale
della Finanza Michele Adinolfi e lo stesso Mastella. A pagina 4 della
consulenza si trova anche il nome dell'allora ministro dell'Interno
Giuseppe Pisanu: «L'importanza del Saladino e la considerazione in cui
era tenuto dalle più alte cariche dello Stato emerge dalle numerose
segnalazioni trasmesse e ricevute per raccomandare poliziotti,
carabinieri e finanzieri. Significativa è l'intercettazione del 9
marzo 2006, ore 14,59, in cui Antonio Salis, segretario particolare
del ministro Pisanu, rassicura Saladino del buon esito della
segnalazione di un carabiniere assegnato alla Regione Emilia
Romagna».

IL PREMIER ROMANO PRODI
A pagina 9 della relazione del perito è scritto: «Antonio Saladino ha
mantenuto ottimi rapporti e interessi di varia natura con i più
diretti collaboratori dell'attuale presidente del Consiglio dei
ministri, professor Romano Prodi. Le stesse considerazioni valgono per
il deputato Sandro Gozi, proclamato deputato il 28 aprile 2006 e
componente, dal 6 giugno 2006, della Commissione Affari Costituzionali
della Camera, in sostituzione del deputato Romano Prodi, nominato
presidente del Consiglio». Ancora: «Dalle altre acquisizioni di
tabulati la sim gsm intestata alla Delta spa riconducibile al deputato
professor Romano Prodi è risultata in contatti telefonici con le
utenze fisse e cellulari di Franco Bonferroni, Antonio Saladino,
Francesco De Grano, Piero Scarpellini e Sandro Gozzi». Dalle memorie
dei cellulari sequestrati a Saladino, racconta il perito, emerge un
numero memorizzato alla voce "Romano Prodi cellulareâ€?. Ma il punto più
delicato per il premier, a parte la frequentazione con Saladino,
potrebbe essere un altro.

IL VALZER DEI TELEFONINI
Il cellulare che, secondo il perito, «sarebbe in uso al deputato
Romano Prodi (che infatti anche ieri sera, come verificato dai
cronisti del Secolo XIX risponde al telefono indicato nella relazione,
ndr)», era intestato a una società privata, la Delta spa. Scrive
ancora Genchi: «La Delta spa era intestataria delle quattro sim gsm
cedute il 21 ottobre 2004 allo staff di Prodi... Gli aspetti più
inquietanti dell'accertamento sulle schede della Delta spa riguardando
l'attivazione, l'intestazione e l'imputazione fiscale e finanziaria
delle sim gsm alla Delta. Infatti la Delta - come segnalato dal
consulente - è risultata fornitrice di servizi alla Consip Spa... La
Delta quindi era l'intestataria delle quattro sim cedute allo staffdi
Prodi ed era al contempo la fornitrice di servizi di telefonia
pubblica della gara Consip». Lo stesso consulente, però, fa un
distinguo: «Le stesse utenze risultano, però, volturate alla
"Associazione l'Ulivo i Democratici�.

IL VICEPREMIER RUTELLI
Ma ci sono anche altri personaggi di spicco della politica italiane
nella relazione del perito silurato dall'inchiesta. «Numerosi sono
pure i contatti telefonici - scrive infatti Genchi - tra Antonio
Saladino e Francesco Rutelli, del quale il Saladino aveva anche
annotato i riferimenti delle utenze di diversi cellulari,
dell'abitazione e degli uffici di partito». Ma sarebbe un errore,
afferma lo stesso perito, cercare di dare una coloritura politica a
Saladino. «Con il più assoluto e totale trasversalismo politico,
Saladino si è posto nelle condizioni di potere di dare e pretendere
qualunque tipo di favore o di servigio dai diversi soggetti (politici,
ministri, pubblici funzionari) appartenenti ai diversi schieramenti,
con i quali di volta in volta è entrato in contatto». Così
Saladino,che pure ha molti contatti con il vicepremier, in altre
intercettazioni «esprime pesanti considerazioni critiche nei confronti
di Rutelli».

L'INTRECCIO CON TELECOM
I contatti del guardasigilli con Luigi Bisignani aprono anche un nuovo
collegamento. Bisignani è in frequente collegamento con Mastella e il
generale della Finanza Walter Cretella Lombardo. «Ma hanno destato un
certo allarme - prosegue il perito - i contestuali, intensi e
numerosissimi contatti telefonici tra le utenze di Bisignani e le
utenze personali e di servizio di Salvatore Cirafici, ex ufficiale dei
carabinieri e direttore Corporate Governance di Wind spa». Il nome di
Cirafici non dice molto ai non addetti ai lavori. «Ma Cirafici è il
capo struttura che si occupa della gestione di tutte le richieste di
intercettazioni telefoniche, accertamenti e tabulati, inviate da tutte
le autorità giudiziarie italiane. Non esiste acquisizione di tabulati,
richiesta di intercettazioni, accertamenti anagrafici da qualunque
autorità giudiziaria che non venga portata a conoscenza della
struttura aziendale diretta da Cirafici». è un passaggio fondamentale,
perchè lascerebbe intendere la possibilità dell'associazione di
conoscere i nominativi delle persone intercettate e, di conseguenza, a
carico delle quali sono in corso delle indagini.

LE INDAGINI SPIATE
Un esempio? Lo riporta ancora Genchi, quando parla dei contatti
telefonici di Cirafici con i cellulari della Global service e di
Lorenzo Cesa, il segretario dell'Udc, «che poca attinenza paiono avere
con le garanzie di riservatezza chieste alle funzioni esercitate da
Cirafici, anche con riguardo alle indagini che diverse procure
italiane hanno eseguito e stanno eseguendo sulla Global Service e sul
deputato Lorenzo Cesa». Ancora: «è però accaduto che, processati i
dati di traffico delle utenze del Bisignani e rilevati gli intensi
rapporti col Cirafici, le utenze di quest'ultimo hanno evidenziato
circolari rapporti telefonici con utenze già nella disponibilità di
Fabio Ghioni, Luciano Tavaroli, Marco Mancini, Tiziano Casali, Filippo
Grasso, dei quali è stato accertato in sede cautelare il
coinvolgimento in vicende spionistiche, finora limitate al gruppo
Telecom».

LO SFOGO DI GENCHI
Queste le carte di Genchi. Il perito allontanato da un'indagine cheha
puntato, forse, troppo in alto. Sul sito internet del perito Genchi,
allontanato dalle indagini senza troppi riguardi, è anche apparso uno
sfogo personale. «Hanno conteggiato tutti i costi sostenuti dalla
Procura Generale di Catanzaro, e hanno detto che quelle erano le
liquidazioni di De Magistris per le mie parcelle. Nientemeno. Perchè
sia chiaro – e sfido chiunque a dimostrare il contrario –: il giudice
De Magistris non mi ha ancora liquidato un solo centesimo di euro per
il mio lavoro. Nemmeno il rimborso del traghetto da Messina a Villa
San Giovanni. Sapevo, inoltre, che accettare i suoi incarichi non mi
avrebbe arrecato alcun vantaggio. Avrei potuto continuare ad occuparmi
di rapine, mafia ed omicidi. Mi chiedo se sia anche per questo che
qualcuno voglia fermarmi. Non ho paura delle minacce e ho la coscienza
a posto. Ho sempre messo nel conto i rischi del mio lavoro. Invero,
non avevo mai considerato quello di essere sequestrato, a scopo di
estorsione. Con i milioni di euro che Mastella mi attribuisce di avere
ricevuto da De Magistris, andare in Calabria diventa pericoloso anche
per questo! A parte l'ironia, questo è il mio lavoro e ne sonofiero».